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Doppi giochi
Pechino 2008. le altre olimpiadi. contro la censura. per i diritti umani

Questo libro, scaricabile in formato PDF è un contributo di Information Safety and Freedom alla conoscenza delle condizioni dei giornalisti e alla battaglia per l’affermazione della libertà di espressione nella Repubblica Popolare Cinese

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Croazia: l’ultimo Feral

ll 16 giugno scorso usciva l’ultimo numero dello storico settimanale spalatino 'Feral Tribune'. I motivi della chiusura in questa intervista del settimanale sarajevese “Dani” al redattore responsabile del Feral, Viktor Ivančić...
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Libertà di stampa: la corte europea dei diritti dell'uomo condanna l'Italia
Con una sentenza che costituisce un importante precedente, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, ha condannato l'Italia per violazione dell'art. 10 (libertà d'espressione) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La sentenza chiude una storia che nasce nel novembre '94 quando il mensile "Narcomafie" pubblicò un articolo di Claudio Riolo (politologo presso l'Università di Palermo) intitolato "Mafia e diritto. Palermo: la provincia contro sé stessa nel processo Falcone. Lo strano caso dell'avvocato Musotto e di Mister Hyde"...

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500 giorni dopo il loro arresto, Reporters sans frontières vi invita a firmare la petizione a favore degli avvocati Nguyen Van Dai e Le Thi Cong Nhan
Avvocati, difensori dei diritti umani e cyberdissidenti, Nguyen Van Dai, e la sua collega Le Thi Cong Nhan, sono stati arrestati il 6 marzo 2007 dalla polizia vietnamita e condannati rispettivamente a quattro e tre anni di carcere per "propaganda ostile contro la Repubblica Socialista del Vietnam". Reporters sans frontières condanna la loro detenzione e vi invita a firmare la petizione a favore della loro immediata liberazione.
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nEL MIRINO DELLE MAFIE
Il dossier di ISF sugli attacchi della criminalità organizzata ai giornalisti italiani
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novità in libreria


C'ERA UNA VOLTA LA GUERRA... E CHI LA RACCONTAVA

di Letizia Magnani
pagg. 570 - € 26
Edizioni Associate
Per analizzare le trasformazioni del mestiere di giornalista di guerra, l'autrice segue un percorso “classico”: interviste a diverse generazioni di inviati, che mettono in luce continuità e rotture, prossimità e distanze. Lo fa con passione, che del resto trova riverbero negli intervistati.
 
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   Archivio

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in evidenza (video)
 

AFGHANISTAN
La situazione della stampa nel Paese

Intervista di Rai News 24 a Mir Haidar Mutahar, giornalista afghano, direttore del giornale di Kabul 'Arman-e-Millie' (l'Ideale della nazione) e membro del consiglio direttivo dell'Associazione dei Giornalisti Afghani
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Information Safety 
and Freedom

associazione a difesa della libertà di stampa e di espressione nel mondo
sede: piazza Massimo D'Azeglio, 18 - 50121 Firenze
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web magazine dei principali attacchi alla liberta di stampa e di espressione nel mondo

Iran: la Corte suprema annulla la condanna a morte del giornalista curdo Adnan Hassanpour  
04.09.2008 - Finalmente una buona notizia dall'Iran. Il 4 settembre la Corte suprema di Teheran ha annullato la condanna a morte di Adnan Hassanpour per vizio di procedura. Il tribunale ha deciso che il giovane giornalista curdo, perseguito per "attività sovversive contro la sicurezza nazionale", non poteva essere considerato un   "mohareb" (nemico di Allah). Il suo dossier è stato rinviato al tribunale di prima istanza nella città di Sanandaj (Kurdistan iraniano). Saleh Nikbakht, l’avvocato del giornalista, così ha espresso la sua soddisfazione: "spero che la giustizia non rifarà lo stesso errore". Adnan Hassanpour, 27 anni, era stato arrestato il 25 gennaio 2007, e rinchiuso nella prigione di Mahabad (Kurdistan). Attualmente è detenuto nella prigione centrale di Sanandaj. Il giornalista ha già fatto due lunghi scioperi della fame per denunciare la sua situazione di detenzione. Hassanpour lavorava per il settimanale 'Asou', almeno fino a quando il giornale non era stato chiuso per ordine del ministero della Cultura e dell'Orientamento islamico nell'agosto 2005. Il giornale trattava della questione curda, un argomento a cui le autorità iraniane sono molto "sensibili". Dopo la chiusura del giornale Hassanpour aveva lavorato per alcuni media stranieri, quali  Voice of America e Radio Farda, che realizzano notiziari in lingua farsi.  Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar (29 anni, anche lui giornalista curdo condannato a morte), sono stati al centro di una campagna europea per salvarli dal boia. La campagna di mobilitazione lanciata anche in Italia da ISF, assieme all’associazione Articolo21, la scorsa estate aveva raccolto le firme di 80 parlamentari italiani e raccolto l’impegno del Governo Italiano. A fine  2007 entrambi i giornalisti avevano ricevuto il Premio di giornalismo "Città di Siena-Isf", premio ritirato dai loro familiari il 30 novembre.

Iraq: arrestato fotografo dell'agenzia Reuters
04.09.2008 - Ibrahim Jassam Mohamed, fotografo iracheno che lavora a Baghdad per l'agenzia Reuters, è stato arrestato ieri in un quartiere meridionale della capitale irachena da militari statunitensi e iracheni. Lo ha reso noto oggi la stessa agenzia di stampa britannica e, poco dopo, è giunta la conferma da parte dell'esercito Usa, che ha fatto sapere di considerare Mohamed "una minaccia alla sicurezza dell'Iraq e delle forze della coalizione". La Reuters ha sollecitato indagini. (fonte: Peace Reporter)

"Giornalismi & Mafie": uscito un nuovo libro sul rapporto tra informazione e criminalità organizzata
04.09.2008 - “In questi anni qualcosa non ha funzionato. Cosa? Credo che si possa affermare, con un pizzico di paradosso, che la lotta alla mafia in Italia sia un'esperienza molto giovane che è invecchiata troppo presto”. Così scrive Saverio Lodato nel suo contributo al volume di recente pubblicazione “Giornalismi & Mafie. Alla ricerca dell'informazione perduta”. Edito da Ega e curato da Roberto Morrione, direttore di Libera Radio e di Libera Informazione, il libro racconta quell'informazione sulle mafie che il giornalismo serio e impegnato vuole strappare all'oblio della latitanza: nei racconti dei testimoni contemporanei, con i giornalisti che lavorano sul campo, tra disagi e avvertimenti, per ricostruire la mappa criminale italiana. Dalla Sicilia alla Lombardia, passando per la Calabria e la Campania, sino ai ricchi e sempre più sospettabili Veneto e Piemonte. Il sistema mediatico offre poche possibilità per parlarne? E' qui, afferma Morrione, che si apre uno spazio per raccontare quel difficile rapporto tra mafie e giornalismo, che alcuni ostinati continuano a sviscerare e spiegare. Terzo volume della serie "I Taccuini" del Premio Ilaria Alpi, il libro presenta una ricca raccolta di saggi e interventi sulle modalità con cui si parla, si scrive e si racconta la criminalità organizzata in Italia. La prefazione è di Giancarlo Caselli, procuratore Capo di Torino, mentre la postfazione è firmata da Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.Il libro raccoglie, tra gli altri, i contributi di don Luigi Ciotti, Stefano Fantino, Angelo Ferrari, Luciano Scalettari, Chiara Spagnolo e Saverio Lodato. Proprio muovendo da queste esperienze inizia l'intervista con Roberto Morrione, che parla dei condizionamenti a cui sono soggetti i giornalisti anche da parte di un'editoria non di rado nelle mani della criminalità organizzata.

RUSSIA-DAGHESTAN: UCCISO GIORNALISTA, il secondo in tre giorni nel Caucaso
03.09.2008 - Stampa ancora sotto attacco in Russia, a quasi due anni dall''ucccisione di Anna Politkovskaja (assassinata il 7 ottobre 2006 nell'ascensore del suo palazzo a Mosca). Un giornalista del Dagestan, Abdulla Alishayev, è stato ucciso con due colpi di pistola, e un suo collega, Miloslav Bitokov, è stato aggredito. Due vicende che si sommano alla morte di Magomed Yevloyev, fondatore di un sito web molto critico nei confronti dell'amministrazione della repubblica russa d'Inguscezia (Ingushetiya.ru), che secondo le autorità ingusce sarebbe molto in un incidente mentre si trovava a bordo di un'auto della polizia. Secondo le ricostruzioni fatte dalla polizia e riportate da Interfax, Alishayev è morto in ospedale dopo il ricovero e l'intervento chirurgico. Sempre secondo la polizia, il giornalista Alishayev è morto alle cinque di oggi 3 settembre. Due uomini armati gli avevano sparato prima alla spalla e poi alla testa mentre si trovava in auto alle 18,30 del pomeriggio di ieri (ora locale). L'uomo è stato operato, ma i medici non sono riusciti a salvargli la vita. Alishayev era noto per essere una delle voci dell'opposizione al movimento islamico del Wahhabismo (un'ala dell'Islam fondata da Muhammad ibn Abd al-Wahhab). Era stato autore e ospite in molte trasmissioni televisive ed era uno degli ideatori del documentario «Common Wahhabism». Dell'aggressione a Bikotov, giornalista d'opposizione attaccato nel Nord del Caucaso, si sa soltanto che è stato picchiato brutalmente da tre uomini, ma è sopravvissuto. L'Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (Osce) ha lanciato l'allarme su questa serie di violenze sottolineando che la morte di Yevloyev in Russia solleva dubbi su questa serie di violenze sottolineando che la morte di Yevloyev in Russia solleva dubbi su un possibile «assassinio» accuratamente orchestrato da parte delle autorità ingusce. (fonte: il Sole 24 Ore)

Afghanistan: continui ritardi nel processo di appello al giovane giornalista Sayed Pervez Kambakhsh condannato a morte in primo grado per "blasfemia"
02.09.2008 - Contattato da Reporters sans frontières, Me Afzal Nuristani, avvocato del giovane giornalista, ha dichiarato: "Il tribunale di appello ha, per legge, due mesi di tempo per giudicare un imputato, ma dal 15 giugno scorso il processo è sospeso. Si attendono alcuni testimoni dalla città di  Mazar-i-Charif, ma essi non arrivano mai. La loro testimonianza non è importante poiché non sono testimoni diretti ma, seppure siano stati convocati tre volte, non si sono mai presentati. La sospensione quindi è da considerare illegale. Purtroppo questo problema non riguarda solo Pervez Kambakhsh, ma è diventata un'abitudine per la giustizia afghana e gli accusati innocenti come il mio assistito passano troppo tempo inutilmente in carcere". Il processo di appello si era aperto il 17 aprile, dopo il trasferimento dell'imputato a Kabul e di rimando in rimando era stato sospeso il 15 giugno. Nonostante che un rapporto medico abbia confermato che Sayed Perwiz Kambakhsh sia stato più volte torturato durante la detenzione, i giudici non hanno ordinato la sua scarcerazione per motivi di salute. Il giornalista era stato condannato il 22 gennaio di quest'anno alla pena di morte per "blasfemia" da un tribunale di Mazar-i-Charif. Il processo si era tenuto a porte chiuse e in un clima talmente avverso che nessun testimone a difesa dell'imputato aveva accettato di deporre per paura di rappresaglie.

Russia-Inguscezia: repressa manifestazione di protesta per l'uccisione di un giornalista
02.09.2008 - Dopo l'uccisione avvenuta due giorni fa di Magomed Yevloiev, giornalista dissidente e direttore del sito Ingushetiya.ru, questa mattina la polizia dell'Inguscezia ha brutalmente represso un manifestazione di protesta. Alla notizia della sua morte, un migliaio di persone si erano spontaneamente radunate nella piazza centrale della città di  Nazran per chiedere le dimissioni dell'ex generale dei servizi segreti e oggi presidente dell'Inguscezia, Murat Ziazikov. Il giornalista era di ritorno da un viaggio a Mosca durante il quale aveva consegnato le firme raccolte attraverso il suo sito per chiedere le dimissioni del presidente. Al suo ritorno era stato arrestato dalla polizia e successivamente colpito a morte da un colpo di pistola partito dall'arma di un agente. La versione ufficiale parla di un incidente avvenuto mentre il giornalista cercava di togliere una pistola dalle mani di un agente. Yevloyev era noto per le sue continue critiche nei confronti del leader ingusceto Murat Zyazikov, sostenuto dal Cremlino, che cerca di contenere la ribellione guidata dai militanti islamici. Zyazikov ha sempre criticato le notizie riportate da Ingushetiya.ru, che quest'anno ha denunciato cercando di farlo chiudere. L'opposizione lo accusa di voler mettere il bavaglio ai dissidenti e alla libertà d'espressione. 

Pakistan: giornalista ucciso, il sesto dall'inizio dell'anno nel paese
01.09.2008 - Abdul Aziz, corrispondente del giornale 'Azadi' è morto nella vallata dello Swat (nord-ovest del Paese). Dopo essere stato rapito dai talebani il 27 agosto scorso, il giornalista è stato colpito, due giorni più tardi, durante un bombardamento dell'armata pakistana. (fonte: RSF)

Cina: attivista condannata al lager, ha parlato con giornalisti durante le Olimpiadi
01.09.2008 - Wang Guilan, attivista per i diritti umani, arrestata lo scorso 29 luglio per aver concesso un’intervista a un giornalista straniero a pochi giorni dalle Olimpiadi, è stata condannata al lager il 29 agosto scorso con l'accusa di aver “disturbato l’ordine pubblico”. La Cina aveva promesso di liberalizzare il lavoro dei giornalisti stranieri dal 1° gennaio 2008 fino a dopo le Olimpiadi, lasciando che essi potessero visitare a piacere qualunque luogo e intervistare chiunque volessero. In realtà i limiti alla libertà di stampa sono rimasti. L’associazione della stampa estera a Pechino ha registrato almeno 300 casi di violenze contro giornalisti stranieri. Intanto, secondo la China Aid Association, in Henan, è stato liberato il pastore protestante Zhang Mingxuan (detto “Bike”) e anche sua moglie. Entrambi erano stati presi a pochi giorni dalle Olimpiadi, il 6 agosto e costretti a viaggiare lontano da Pechino per evitare che il pastore, molto noto alla stampa americana, venisse intervistato dai giornalisti stranieri. Il pastore e sua moglie hanno il divieto di tornare a Pechino fino a che non finiscono le Paraolimpiadi, in corso nella capitale cinese fino al 17 settembre. (fonte: AsiaNews)

Tunisia: oscurato il sito di social network Facebook
30.08.2008 - Dallo scorso 24 agosto l'accesso al sito di 'social network' Facebook è stato bloccato in Tunisia senza alcuna spiegazione, con una mossa che rafforza la censura del governo su Internet: la denuncia arriva da Reporters sans frontières (Rsf) che ricorda come tra gli altri siti oscurati ci siano anche quelli di Youtube e di Dailymotion. In questo modo, "la censura tunisina ha colpito tre popolari siti che non intendono avere alcun impatto politico", afferma Rsf aggiungendo che "le autorità vogliono controllare l'interscambio online di informazioni cosi' che i dissidenti non possano esprimersi". Secondo la compagnia Buzz2com, in Tunisia Facebook aveva alla metà di agosto più di 28 mila utenti, fra cui alcuni dissidenti, come Mohammed Abbou, che avevano lanciato sulle loro pagine un dibattito sulla situazione sociale e politica del paese maghrebino. La censura contro Facebook segue quella del settembre 2007 contro Dailymotion e dello scorso novembre su YouTube (tuttavia ancora raggiungibile attraverso mirror italiani e francesi). Ma il controllo sul web si estende anche ai messaggi di posta elettronica: in Tunisia, infatti, non è infrequente che email 'scomode' giungano vuote o scompaiano appena si apre la posta elettronica. Blocchi sono stati inoltre adottati agli allegati per il servizio di Yahoo mail. Si tratta - denuncia Rsf - dello stesso protocollo di controllo DPI utilizzato dalle autorità cinesi sui messaggi 'scomodi' (con informazioni su Tibet o la setta Falun Gong. La Tunisia, conclude il comunicato di Rsf, è il paese del Maghreb che maggiormente reprime la libera circolazione di informazioni on line.

Siria, stretta su Internet: il regime ordina anche per l'agenzia ADN Kronos International la 'censura del silenzio'
30.08.2008 - Sono ben 161 i siti politici e di notizie oscurati dal regime di Damasco: i dati emergono da uno studio condotto dal Centro siriano per l'Informazione e la Libertà d'Espressione, secondo cui è la Sezione 'Informazioni' della Direzione per la Sicurezza dello Stato (sigla che indica i servizi di intelligence) a sovrintendere alla censura dei siti web e a ordinarne la 'cancellazione' all'Ente pubblico per le telecomunicazioni. Per quanto rilevanti, comunque, per gli autori dello studio le cifre fornite non sono definitive dal momento che vanno inclusi molti altri siti internet visibili ma boicottati dai media locali sempre su 'suggerimento' delle autorità di sicurezza. E' una censura 'invisibile' che colpisce la stessa ADN Kronos International (AKI): secondo fonti dei media siriani il ministero dell'Informazione avrebbe dato ordini verbali ai giornali e alle riviste siriane - in particolare agli organi di stampa ufficiali - di non riportare le notizie politiche pubblicate da AKI. Fino a poco tempo fa i media siriani ufficiali e quelli privati rilanciavano gli articoli di AKI con cadenza praticamente quotidiana, ma la situazione è cambiata improvvisamente dopo le direttive emesse 'a voce' dalle autorità competenti. Khaldun Qaddura, redattore del giornale 'Baladna', vicino alle autorità, ammette che l' AKI "figura tra le agenzie di cui noi non possiamo riportare le notizie politiche, salvo in rari casi". Tuttavia, ha sottolineato, "questo non significa che noi non seguiamo quel che viene pubblicato con grande interesse". Secondo una redattrice dell'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana, le notizie di AKI sono monitorate dalla sezione 'agenzie straniere' della Sana e dalla sezione sicurezza che si occupa di controllare le fonti delle notizie. La redattrice, che ha preferito restare anonima, ha aggiunto che "la neutralità per cui si distingue AKI è un fatto che contribuisce a considerarla una fonte importante di notizie, ma questa neutralità non è accettabile per le autorità siriane dell'informazione e della sicurezza, dal momento che porta allo scoperto ciò che vorrebbe restare nascosto". Come ribadisce il portavoce della Commissione Araba per i Diritti Umani, Haytham Mannaa, "in un paese come la Siria dove è negata la libertà di manifestare e di riunione, una informazione obiettiva assume un valore simbolico e va sostenuta e salvaguardata". La Siria è fra i paesi con il più rigido controllo sul web che si traduce in una 'sorveglianza' sui navigatori oltre che a una censura diretta di molti siti di notizie. Le organizzazioni per i diritti umani e quelle di settore hanno più volte chiesto alle autorità a porre fine a questa pratica politica, considerata un comportamento "repressivo della libertà d'opinione e dei diritti umani", invitandole a dare forma a una stampa democratica basata sul principio del rispetto dell'opinione altrui. Tra i siti di notizie totalmente oscurati in Siria figurano quelli di Al-Sharq al-Awsat e Al-Quds al-'Arabi (Londra), Al-Mustaqbal e Al-Nahar (Libano) ed Al-Siyasa (Kuwait), Arab Times, Elaph, Islam Online, e della tv di Beirut Al-Mustaqbal.
 

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ultimi articoli recensiti

I giornalisti kurdi sotto attacco in Iraq
29.08.2008 - Può darsi che l'enclave kurda nel nord dell'Iraq sia un'oasi di relativa pace e serenità, ma i giornalisti indipendenti dicono che alle sfide all'establishment politico si risponde con intimidazioni e minacce. Nel territorio in gran parte autonomo, le strade vengono tenute pulite e la gente cammina senza paura – un forte contrasto con i muri in cemento e il filo spinato che in più di cinque anni di guerra hanno definito la vita della maggior parte degli iracheni. Tuttavia, circa 60 giornalisti kurdi sono stati uccisi, minacciati, aggrediti, o portati in tribunale nella prima metà del 2008, dice il Committee to Protect Journalists (CPJ), che ha sede a New York...

Stato Palestinese e Territori occupati: elenco delle violazioni alla libertà di stampa e di espressione nel mese di luglio 2008
26.08.2008 - a cura del Palestinian Center for Development & Media Freedoms (testo in inglese)

Silenzio, si parla in croato 
24.08.2008 - A Mostar (città della Bosnia Erzegovina) tre media pubblici in lingua croata rischiano la chiusura. L'ultimo statuto della città, infatti, impedisce che vengano finanziati con fondi pubblici dei media che hanno una dichiarata inclinazione nazionale...

per non dimenticare

Per ricordare la giornalista afghana Zakia Zaki
Grazie all’associazione AINA, un documentario che presenta il talento e il coraggio della giornalista Zakia Zaki, è disponibile su You Tube. La Zaki da sei anni dirigeva la radio privata locale 'Radio Pace'. E' stata uccisa nella sua abitazione l'8 giugno.
Anna Politkovskaya: "io vivo la vita e scrivo ciò che vedo"
Ricordo della splendida coraggiosa giornalista russa uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006
Hrant Dink: martire europeo
Ricordo del giornalista di origine armena, direttore del settimanale ‘Agos’. Proprio davanti alla porta del giornale, nel quartiere  Sisli di Istanbul, il giornalista viene assassinato il 19 gennaio 2007 con tre colpi alla testa.

le nostre ultime pubblicazioni

Sotto pressione
Il giornalismo in Colombia prigioniero di guerriglia, narcotraffico, paramilitari e governo

a cura di Stefano Neri e Martin E. Iglesias
Edizione Stella (aprile 2008)
leggi scheda libro

L'ultima primavera
La lotta per la libertà d'informazione in Iran
a cura di Ahmad Rafat
pagg. 160
Polistampa Editore (2006)
intervista all'autore

 

Ultime notizie
Indagine sulla crisi dell'informazione in Occidente. I rischi per la democrazia
di Roberto Reale
pagg. 380
Nutrimenti Ed. (2005)
intervista all'autore
recensioni

segnalazioni

Dedicato a tutte le giornaliste e scrittrici a cui i vari governi del mondo impediscono la libertà di espressione
Il video "Women in Art", è uno splendido inno consacrato alla storia dell'arte attraverso l'immagine della donna

A chi si occupa nel mondo e nel web di attacchi alla libertà di stampa 52 Years Gallery
(1955-2007)
World Press Photo of the Year
RAPPORT ANNUEL 2008
Nel suo Rapporto annuale, reso pubblico il 13 febbraio 2008, l'organizzazione denuncia l´impotenza, la viltà e la doppiezza dei «difensori ufficiali» della libertà di espressione.


immagini e documenti dell'edizione 2006 realizzata in collaborazione con Information Safety and Freedom
La tutela dei reporter di guerra
tesi di laurea di Nazzara Pederzani
Università per Stranieri di Perugia
Facoltà di Lingua e Cultura Italiana
Corso di Laurea in Comunicazione Internazionale