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Croazia:
l’ultimo Feral
ll
16 giugno scorso usciva
l’ultimo numero dello
storico settimanale
spalatino 'Feral Tribune'.
I motivi della chiusura in
questa intervista del
settimanale sarajevese
“Dani” al redattore
responsabile del Feral,
Viktor Ivančić... |
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Libertà di stampa:
la corte europea dei diritti dell'uomo
condanna l'Italia
Con una sentenza che costituisce un importante precedente, la Corte Europea dei
Diritti dell'Uomo, ha condannato l'Italia per violazione dell'art. 10 (libertà
d'espressione) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La sentenza chiude una storia che
nasce nel novembre '94 quando il
mensile "Narcomafie" pubblicò un articolo di Claudio Riolo
(politologo presso l'Università di Palermo) intitolato "Mafia e diritto.
Palermo: la provincia contro sé stessa nel processo Falcone. Lo strano caso
dell'avvocato Musotto e di Mister Hyde"... |
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novità in libreria |
C'ERA UNA VOLTA LA GUERRA... E CHI LA
RACCONTAVA
di Letizia Magnani
pagg. 570 - € 26
Edizioni Associate
Per analizzare le trasformazioni del mestiere
di giornalista di guerra, l'autrice segue un percorso
“classico”: interviste a diverse generazioni di inviati,
che mettono in luce continuità e rotture, prossimità e
distanze. Lo fa con passione, che del resto trova
riverbero negli intervistati. |
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Archivio
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in evidenza (video)
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AFGHANISTAN
La situazione della stampa nel Paese
Intervista
di Rai News 24 a Mir Haidar Mutahar, giornalista afghano, direttore del
giornale di Kabul 'Arman-e-Millie' (l'Ideale della
nazione) e membro del consiglio direttivo
dell'Associazione dei Giornalisti Afghani |
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Information Safety
and Freedom
associazione a difesa della libertà di stampa e
di espressione nel mondo
sede: piazza Massimo D'Azeglio, 18 - 50121 Firenze
per
scriverci:
isfreedom@gmail.com
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web
magazine dei principali
attacchi alla liberta di
stampa e di espressione nel
mondo |
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Iran: la Corte suprema annulla la condanna a morte del
giornalista curdo Adnan Hassanpour
04.09.2008 -
Finalmente una buona notizia dall'Iran. Il 4
settembre la Corte suprema di Teheran ha annullato la condanna a morte di Adnan
Hassanpour per vizio di procedura. Il tribunale ha deciso che il giovane
giornalista curdo, perseguito per "attività sovversive contro la sicurezza
nazionale", non poteva essere considerato un "mohareb"
(nemico di Allah). Il suo dossier è stato rinviato al tribunale di prima
istanza nella città di Sanandaj (Kurdistan iraniano). Saleh Nikbakht, l’avvocato
del giornalista, così ha espresso la sua soddisfazione: "spero che la
giustizia non rifarà lo stesso errore". Adnan Hassanpour, 27 anni, era
stato arrestato il 25 gennaio 2007, e rinchiuso nella prigione di Mahabad
(Kurdistan). Attualmente è detenuto nella prigione centrale di Sanandaj. Il
giornalista ha già fatto due lunghi scioperi della fame per denunciare la sua
situazione di detenzione. Hassanpour lavorava per il settimanale 'Asou', almeno
fino a quando il giornale non era stato chiuso per ordine del ministero della
Cultura e dell'Orientamento islamico nell'agosto 2005. Il giornale trattava
della questione curda, un argomento a cui le autorità iraniane sono molto
"sensibili". Dopo la chiusura del giornale Hassanpour aveva lavorato
per alcuni media stranieri, quali Voice of America e Radio Farda, che
realizzano notiziari in lingua farsi. Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar (29
anni, anche lui giornalista curdo condannato a morte), sono stati al centro di
una campagna europea per salvarli dal boia.
La campagna di mobilitazione lanciata anche in Italia da ISF, assieme
all’associazione Articolo21, la scorsa estate aveva raccolto le firme
di 80 parlamentari italiani e raccolto l’impegno del Governo Italiano.
A fine 2007 entrambi i giornalisti avevano
ricevuto il Premio di
giornalismo "Città di Siena-Isf",
premio ritirato dai loro familiari il 30 novembre. |
Iraq: arrestato fotografo dell'agenzia Reuters
04.09.2008 -
Ibrahim Jassam Mohamed, fotografo iracheno che lavora a Baghdad per
l'agenzia Reuters, è stato arrestato ieri in un quartiere meridionale della
capitale irachena da militari statunitensi e iracheni. Lo ha reso noto oggi la
stessa agenzia di stampa britannica e, poco dopo, è giunta la conferma da parte
dell'esercito Usa, che ha fatto sapere di considerare Mohamed "una minaccia
alla sicurezza dell'Iraq e delle forze della coalizione". La Reuters ha
sollecitato indagini.
(fonte: Peace Reporter)
"Giornalismi
& Mafie": uscito un nuovo libro
sul rapporto tra informazione e
criminalità organizzata
04.09.2008 -
“In
questi anni qualcosa non ha funzionato. Cosa? Credo che si possa affermare, con
un pizzico di paradosso, che la lotta alla mafia in Italia sia un'esperienza
molto giovane che è invecchiata troppo presto”. Così scrive Saverio Lodato
nel suo contributo al volume di recente pubblicazione “Giornalismi &
Mafie. Alla ricerca dell'informazione perduta”. Edito da Ega e
curato da Roberto Morrione, direttore di Libera Radio e di
Libera Informazione, il libro
racconta quell'informazione sulle mafie che il giornalismo serio e impegnato
vuole strappare all'oblio della latitanza: nei racconti dei testimoni
contemporanei, con i giornalisti che lavorano sul campo, tra disagi e
avvertimenti, per ricostruire la mappa criminale italiana. Dalla Sicilia alla
Lombardia, passando per la Calabria e la Campania, sino ai ricchi e sempre più
sospettabili Veneto e Piemonte. Il sistema mediatico offre poche possibilità per
parlarne? E' qui, afferma Morrione, che si apre uno spazio per raccontare quel
difficile rapporto tra mafie e giornalismo, che alcuni ostinati
continuano a sviscerare e spiegare.
Terzo volume della serie "I Taccuini" del Premio Ilaria Alpi, il
libro presenta una ricca raccolta di saggi e interventi sulle modalità con cui
si parla, si scrive e si racconta la criminalità organizzata in Italia. La
prefazione è di Giancarlo Caselli, procuratore Capo di Torino, mentre la
postfazione è firmata da Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della
Stampa Italiana.Il libro raccoglie, tra gli altri, i contributi di
don Luigi Ciotti, Stefano Fantino, Angelo Ferrari, Luciano Scalettari, Chiara
Spagnolo e Saverio Lodato. Proprio muovendo da queste esperienze inizia
l'intervista con Roberto Morrione, che parla dei condizionamenti a cui
sono soggetti i giornalisti anche da parte di un'editoria non di rado nelle
mani della criminalità organizzata.
RUSSIA-DAGHESTAN: UCCISO GIORNALISTA, il secondo in tre giorni nel
Caucaso
03.09.2008 -
Stampa ancora sotto attacco in
Russia, a quasi due anni
dall''ucccisione di Anna
Politkovskaja (assassinata il 7
ottobre 2006 nell'ascensore del
suo palazzo a Mosca). Un
giornalista del Dagestan,
Abdulla Alishayev, è stato
ucciso con due colpi di pistola,
e un suo collega, Miloslav
Bitokov, è stato aggredito. Due
vicende che si sommano alla
morte di Magomed Yevloyev,
fondatore di un sito web molto
critico nei confronti
dell'amministrazione della
repubblica russa d'Inguscezia
(Ingushetiya.ru), che secondo le
autorità ingusce sarebbe molto
in un incidente mentre si
trovava a bordo di un'auto della
polizia. Secondo le
ricostruzioni fatte dalla
polizia e riportate da Interfax,
Alishayev è morto in ospedale
dopo il ricovero e l'intervento
chirurgico. Sempre secondo la
polizia, il giornalista
Alishayev è morto alle cinque di
oggi 3 settembre. Due uomini
armati gli avevano sparato prima
alla spalla e poi alla testa
mentre si trovava in auto alle
18,30 del pomeriggio di ieri
(ora locale). L'uomo è stato
operato, ma i medici non sono
riusciti a salvargli la vita.
Alishayev era noto per essere
una delle voci dell'opposizione
al movimento islamico del
Wahhabismo (un'ala dell'Islam
fondata da Muhammad ibn Abd
al-Wahhab). Era stato autore e
ospite in molte trasmissioni
televisive ed era uno degli
ideatori del documentario
«Common Wahhabism».
Dell'aggressione a Bikotov,
giornalista d'opposizione
attaccato nel Nord del Caucaso,
si sa soltanto che è stato
picchiato brutalmente da tre
uomini, ma è sopravvissuto.
L'Organizzazione per la
cooperazione e la sicurezza in
Europa (Osce) ha lanciato
l'allarme su questa serie di
violenze sottolineando che la
morte di Yevloyev in Russia
solleva dubbi su questa serie di
violenze sottolineando che la
morte di Yevloyev in Russia
solleva dubbi su un possibile
«assassinio» accuratamente
orchestrato da parte delle
autorità ingusce.
(fonte: il Sole 24 Ore)
Afghanistan: continui ritardi nel processo di appello al giovane giornalista
Sayed Pervez Kambakhsh condannato a morte in primo grado per
"blasfemia"
02.09.2008 -
Contattato da Reporters sans frontières, Me Afzal Nuristani, avvocato del
giovane giornalista, ha dichiarato: "Il tribunale di appello ha, per legge,
due mesi di tempo per giudicare un imputato, ma dal 15 giugno scorso il processo
è sospeso. Si attendono alcuni testimoni dalla città di Mazar-i-Charif,
ma essi non arrivano mai. La loro testimonianza non è importante poiché non
sono testimoni diretti ma, seppure siano stati convocati tre volte, non si sono
mai presentati. La sospensione quindi è da considerare illegale. Purtroppo
questo problema non riguarda solo Pervez Kambakhsh, ma è
diventata un'abitudine per la giustizia afghana e gli accusati innocenti come il
mio assistito passano troppo tempo inutilmente in carcere". Il processo di
appello si era aperto il 17 aprile, dopo il trasferimento dell'imputato a Kabul
e di rimando in rimando era stato sospeso il 15 giugno. Nonostante che un
rapporto medico abbia confermato che Sayed Perwiz Kambakhsh sia stato più volte
torturato durante la detenzione, i giudici non hanno ordinato la sua
scarcerazione per motivi di salute. Il giornalista era stato condannato il 22
gennaio di quest'anno alla pena di morte per "blasfemia" da un
tribunale di Mazar-i-Charif. Il processo si era tenuto a porte chiuse e in un
clima talmente avverso che nessun testimone a difesa dell'imputato aveva
accettato di deporre per paura di rappresaglie.
Russia-Inguscezia: repressa
manifestazione di protesta per l'uccisione di un giornalista
02.09.2008 -
Dopo l'uccisione avvenuta due giorni fa di Magomed Yevloiev,
giornalista dissidente e direttore del sito
Ingushetiya.ru, questa mattina la polizia dell'Inguscezia ha brutalmente
represso un manifestazione di protesta. Alla notizia della sua morte, un
migliaio di persone si erano spontaneamente radunate nella piazza centrale della
città di Nazran per chiedere le dimissioni dell'ex generale dei servizi segreti e oggi
presidente dell'Inguscezia, Murat Ziazikov. Il giornalista era di ritorno da un
viaggio a Mosca durante il quale aveva consegnato le firme raccolte attraverso
il suo sito per chiedere le dimissioni del presidente. Al
suo ritorno era stato arrestato dalla polizia e successivamente colpito a
morte da un colpo di pistola partito dall'arma di un agente. La versione
ufficiale parla di un incidente avvenuto mentre il giornalista cercava di
togliere una pistola dalle mani di un agente. Yevloyev era noto per le sue
continue critiche nei confronti del leader ingusceto Murat Zyazikov, sostenuto
dal Cremlino, che cerca di contenere la ribellione guidata dai militanti
islamici. Zyazikov ha sempre criticato le notizie riportate da Ingushetiya.ru,
che quest'anno ha denunciato cercando di farlo chiudere. L'opposizione lo accusa
di voler mettere il bavaglio ai dissidenti e alla libertà d'espressione.
Pakistan: giornalista ucciso,
il sesto dall'inizio dell'anno
nel paese
01.09.2008 -
Abdul Aziz, corrispondente del giornale 'Azadi' è
morto nella vallata dello Swat (nord-ovest del Paese). Dopo essere stato rapito
dai talebani il 27 agosto scorso, il giornalista è stato colpito, due giorni più
tardi, durante un bombardamento dell'armata pakistana.
(fonte: RSF)
Cina:
attivista condannata al lager,
ha parlato con giornalisti
durante le Olimpiadi
01.09.2008 -
Wang Guilan, attivista per i
diritti umani, arrestata
lo scorso 29 luglio per aver concesso un’intervista a un giornalista straniero a
pochi giorni dalle Olimpiadi, è stata condannata al lager il 29 agosto scorso
con
l'accusa di aver “disturbato l’ordine pubblico”. La Cina aveva promesso di liberalizzare il lavoro dei giornalisti stranieri dal
1° gennaio 2008 fino a dopo le Olimpiadi, lasciando che essi potessero visitare
a piacere qualunque luogo e intervistare chiunque volessero. In realtà i limiti
alla libertà di stampa sono rimasti. L’associazione della stampa estera a
Pechino ha registrato almeno 300 casi di violenze contro giornalisti stranieri.
Intanto, secondo la China Aid Association, in Henan, è stato liberato il pastore
protestante Zhang Mingxuan (detto “Bike”) e anche sua moglie. Entrambi erano
stati presi a pochi giorni dalle Olimpiadi, il 6 agosto e costretti a viaggiare
lontano da Pechino per evitare che il pastore, molto noto alla stampa americana,
venisse intervistato dai giornalisti stranieri. Il pastore e sua moglie hanno
il divieto di tornare a Pechino fino a che non finiscono le Paraolimpiadi, in
corso nella capitale cinese fino al 17 settembre.
(fonte: AsiaNews)
Tunisia: oscurato il sito di social network Facebook
30.08.2008
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Dallo scorso 24 agosto l'accesso al sito di 'social network' Facebook è stato
bloccato in Tunisia senza alcuna spiegazione, con una mossa che rafforza la
censura del governo su Internet: la denuncia arriva da Reporters sans frontières
(Rsf) che ricorda come tra gli altri siti oscurati ci siano anche quelli di
Youtube e di Dailymotion. In questo modo, "la censura tunisina ha colpito
tre popolari siti che non intendono avere alcun impatto politico", afferma
Rsf aggiungendo che "le autorità vogliono controllare l'interscambio
online di informazioni cosi' che i dissidenti non possano esprimersi".
Secondo la compagnia Buzz2com, in Tunisia Facebook aveva alla metà di agosto più
di 28 mila utenti, fra cui alcuni dissidenti, come Mohammed Abbou, che avevano
lanciato sulle loro pagine un dibattito sulla situazione sociale e politica del
paese maghrebino. La censura contro Facebook segue quella del settembre 2007
contro Dailymotion e dello scorso novembre su YouTube (tuttavia ancora
raggiungibile attraverso mirror italiani e francesi). Ma il controllo sul web si
estende anche ai messaggi di posta elettronica: in Tunisia, infatti, non è
infrequente che email 'scomode' giungano vuote o scompaiano appena si apre la
posta elettronica. Blocchi sono stati inoltre adottati agli allegati per il
servizio di Yahoo mail. Si tratta - denuncia Rsf - dello stesso protocollo di
controllo DPI utilizzato dalle autorità cinesi sui messaggi 'scomodi' (con
informazioni su Tibet o la setta Falun Gong. La Tunisia, conclude il comunicato
di Rsf, è il paese del Maghreb che maggiormente reprime la libera circolazione
di informazioni on line.
Siria, stretta su Internet:
il regime ordina anche per
l'agenzia ADN Kronos
International la 'censura del silenzio'
30.08.2008
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Sono ben 161
i siti politici e di notizie oscurati dal regime di Damasco: i dati
emergono da uno studio condotto dal Centro siriano per l'Informazione e la
Libertà d'Espressione, secondo cui è la Sezione 'Informazioni' della Direzione
per la Sicurezza dello Stato (sigla che indica i servizi di intelligence) a
sovrintendere alla censura dei siti web e a ordinarne la 'cancellazione'
all'Ente pubblico per le telecomunicazioni. Per quanto rilevanti, comunque, per
gli autori dello studio le cifre fornite non sono definitive dal momento che
vanno inclusi molti altri siti internet visibili ma boicottati dai media locali
sempre su 'suggerimento' delle autorità di sicurezza. E' una
censura 'invisibile' che colpisce la stessa ADN
Kronos International (AKI):
secondo fonti dei media siriani il ministero dell'Informazione avrebbe dato ordini
verbali ai giornali e alle riviste siriane - in particolare agli organi
di stampa ufficiali - di
non riportare le notizie politiche pubblicate da AKI. Fino a poco tempo
fa i media siriani ufficiali e quelli privati rilanciavano gli articoli di AKI
con cadenza praticamente quotidiana, ma la situazione è cambiata
improvvisamente dopo le direttive emesse 'a voce' dalle autorità competenti.
Khaldun Qaddura, redattore del giornale 'Baladna', vicino alle autorità,
ammette che l' AKI "figura tra le agenzie di cui noi non possiamo riportare le
notizie politiche, salvo in rari casi". Tuttavia, ha sottolineato,
"questo non significa che noi non seguiamo quel che viene pubblicato con
grande interesse". Secondo una redattrice dell'agenzia di stampa ufficiale
siriana Sana, le notizie di AKI sono monitorate dalla sezione 'agenzie
straniere' della Sana e dalla sezione sicurezza che si occupa di controllare le
fonti delle notizie. La redattrice, che ha preferito restare anonima, ha
aggiunto che "la neutralità per cui si distingue AKI è un fatto che
contribuisce a considerarla una fonte importante di notizie, ma questa neutralità
non è accettabile per le autorità siriane dell'informazione e della sicurezza,
dal momento che porta allo scoperto ciò che vorrebbe restare nascosto".
Come ribadisce il portavoce della Commissione Araba per i Diritti Umani, Haytham
Mannaa, "in un paese come la Siria dove è negata la libertà di
manifestare e di riunione, una informazione obiettiva assume un valore simbolico
e va sostenuta e salvaguardata". La Siria è fra i paesi con il più rigido
controllo sul web che si traduce in una 'sorveglianza' sui navigatori oltre che
a una censura diretta di molti siti di notizie. Le organizzazioni per i diritti
umani e quelle di settore hanno più volte chiesto alle autorità a porre fine a
questa pratica politica, considerata un comportamento "repressivo della
libertà d'opinione e dei diritti umani", invitandole a dare forma a una
stampa democratica basata sul principio del rispetto dell'opinione altrui. Tra i
siti di notizie totalmente oscurati in Siria figurano quelli di Al-Sharq
al-Awsat e Al-Quds al-'Arabi (Londra), Al-Mustaqbal e Al-Nahar (Libano) ed
Al-Siyasa (Kuwait), Arab Times, Elaph, Islam Online, e della tv di Beirut
Al-Mustaqbal. |
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ultimi articoli
recensiti
I giornalisti kurdi sotto attacco in
Iraq
29.08.2008
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Può darsi che l'enclave kurda nel nord dell'Iraq sia un'oasi di relativa
pace e serenità, ma i giornalisti indipendenti dicono che alle sfide
all'establishment politico si risponde con intimidazioni e minacce. Nel
territorio in gran parte autonomo, le strade vengono tenute pulite e la
gente cammina senza paura – un forte contrasto con i muri in cemento e
il filo spinato che in più di cinque anni di guerra hanno definito la
vita della maggior parte degli iracheni. Tuttavia, circa 60 giornalisti
kurdi sono stati uccisi, minacciati, aggrediti, o portati in tribunale
nella prima metà del 2008, dice il Committee to Protect Journalists (CPJ), che ha sede a New York...
Stato
Palestinese e Territori
occupati: elenco delle
violazioni alla libertà di
stampa e di espressione nel mese
di luglio 2008
26.08.2008
-
a
cura del Palestinian Center for Development
& Media Freedoms (testo in inglese)
Silenzio,
si parla in croato
24.08.2008
-
A Mostar (città della
Bosnia Erzegovina) tre media pubblici in
lingua croata rischiano la chiusura. L'ultimo statuto della città, infatti,
impedisce che vengano finanziati con fondi pubblici dei media che hanno una
dichiarata inclinazione nazionale...
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per non dimenticare |
Per
ricordare la giornalista afghana Zakia Zaki
Grazie all’associazione AINA, un documentario che
presenta il talento e il coraggio della giornalista
Zakia Zaki, è disponibile su You Tube. La Zaki da sei
anni dirigeva la radio privata locale 'Radio Pace'. E'
stata uccisa nella sua abitazione l'8 giugno. |
Anna
Politkovskaya: "io vivo la vita e scrivo ciò che vedo"
Ricordo della splendida
coraggiosa giornalista russa uccisa a Mosca il 7 ottobre
2006 |
Hrant Dink: martire europeo
Ricordo del
giornalista di origine armena, direttore del
settimanale ‘Agos’. Proprio davanti alla porta del
giornale, nel quartiere Sisli di Istanbul,
il giornalista viene assassinato il 19 gennaio
2007 con tre colpi alla testa. |
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