L'Iran attacca Newsweek: "Il vostro reporter ha ammesso le sue bugie"
03.07.09 - Maziar Bahari ha confessato: il giornalista del settimanale 'Newsweek', arrestato il 21 giugno scorso con l’accusa aver diffuso notizie false, per ordine dei paesi occidentali, sulle contestazioni scoppiate a Teheran dopo la ri-elezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad, avrebbe ammesso la propria colpevolezza. E’ quanto sostiene l’agenzia stampa Fars, voce del governo iraniano, in un comunicato immediatamente respinto dal noto periodico americano, che non crede alle presunte ammissioni del suo reporter. Bahari “ha lavorato con noi per anni, senza traccia di pregiudizi e senza l’ombra di un richiamo”, ha sottolineato il direttore di ' Newsweek Paris', Chris Dickey, “Penso sia uno dei migliori reporter in circolazione. Quel comunicato è assurdo”. Secondo Fars, Bahari, 42 anni, origini canadesi-iraniane, avrebbe ammesso che “i media occidentali sono parte del sistema capitalistico e dei governi democratici liberali dell’Occidente: quando un reporter occidentale arriva in Iran, come un politico o un esperto, deve adattarsi a questo complesso di regole occidentali. Per quella persona, l’interesse degli occidentali, che approfittano di ogni occasione per attaccare l’Iran, è cosa di estrema importanza”. Il reporter avrebbe poi aggiunto che i grandi network occidentali sono sempre pronti a pagare giornalisti iraniani per farli diventare propri occhi, proprie orecchie e propria voce e che il tentativo, da parte dei media, di fomentare la rivoluzione contro il presidente eletto è nato molto prima delle elezioni: “Il primo passo è stato quello di diffondere l’idea di mettere in discussione le autorità religiose e di sostenere che la repubblica islamica dell’Iran non gode del favore popolare”, avrebbe raccontato Bahari, “Poi, all’ombra di questo sistema, hanno detto che il voto sarebbe potuto essere manipolato e hanno lavorato perchè questo pensiero diventasse realtà nella mente delle persone”. La confessione di Bahari, che dal momento dell’arresto non ha potuto parlare con nessuno, nè familiari nè avvocati, non ha tuttavia convinto, oltre ai colleghi di 'Newsweek', che ne sottolineano la professionalità e l’onestà. “Sappiamo dalla gente con cui parliamo ogni giorno che molti sono stati costretti a confessare in tv di essere stati istigati dai poteri stranieri nella proprie azioni”, conferma Hassiba Hadj-Sahraoui, di Amnesty International. A fare le spese dell’atmosfera di repressione e dell’attacco alla libertà di stampa, anche 20 giornalisti del quotidiano di Mir Hossein Moussavi, avversario di Ahmadinejad, arrestati in massa. (fonte: la Stampa)

Sri Lanka: minacce di morte ai redattori del principale giornale tamil di Jaffna
03.07.09 - Minacce di morte alla redazione dell’Uthayan, il principale quotidiano in lingua tamil della penisola di Jaffna, nel nord dello Sri Lanka. Un gruppo sinora sconosciuto, che si definisce Tamil United Force to Safeguard the Country, ha recapitato al giornale un messaggio in cui intima a tutti i dipendenti di dimettersi entro pochi giorni altrimenti “saranno soggetti a pena di morte”. Ora all’Uthayan lavorano sotto la protezione dei militari che piantonano la zona, ma “più della metà dei dipendenti - afferma E. Saravanapavan, direttore amministrativo del giornale - non sta venendo più al lavoro per paura”. L’episodio rappresenta l’ennesimo caso in cui sono protagonisti giornalisti minacciati di morte, fenomeno ormai frequente nello Sri Lanka. Tuttavia non è solo il tema della libertà di stampa a rendere la vicenda dell’Uthayan argomento di discussione e polemiche tra la società civile. Il quotidiano infatti è l’unico organo di stampa di rilievo della Nothern province ad essere sopravvissuto agli anni della guerra ed è il più venduto. Inoltre esso è considerato una voce della popolazione del nord e diversi commentatori sottolineano le sue posizioni critiche verso i partiti tamil che sostengono il governo del presidente Mahinda Rajapaksa. L'agenzia AsiaNews ha raccolto tra la popolazione alcuni commenti. Tutti gli intervistati hanno chiesto di non essere menzionati per il timore di pagare le conseguenze delle loro opinioni; in alcuni casi non hanno rivelato nemmeno i loro nomi preferendo il totale anonimato. “La vicenda dell’Uthayan è davvero fastidiosa - afferma uno di loro - in particolare perché sono state indette elezioni a Jaffna e Vavunyia e la gente ha bisogno di conoscere i diversi punti di vista. Nel Paese vige un sistema democratico e non ci possono essere differenze tra nord e sud”. Il legame tra le minacce al giornale e le imminenti elezioni nella Nothern province ricorre nelle opinioni delle persone. “Si tratta di un gioco politico - dice un uomo di Colombo - e non dobbiamo dimenticare il rogo alla biblioteca di Jaffna del 1981 [l’incendio, preceduto e seguito da scontri tra singalesi e tamil, preannunciò l’inizio della guerra civile due anni dopo - ndr]. Tutti sanno cosa accadde alla pace del Paese dopo quell’incidente: abbiamo dovuto convivere con il terrore per quasi 30 anni. Da quel fatto dobbiamo trarre insegnamento. Ora noi singalesi ed il governo dobbiamo proteggere i pieni diritti della popolazione del nord”. Un altro intervistato afferma: “ La libertà di stampa è sotto attacco nel nostro Paese. A Colombo ci sono molte associazioni, organizzazioni dei media, politici, giornalisti e attivisti per la difesa dei diritti umani che possono organizzare dimostrazioni, picchetti e sathayagrah per manifestare la protesta. Il problema è che quando capita qualcosa che colpisce i tamil in modo diretto essi non si mobilitano immediatamente. Sono già passati alcuni giorni dalle minacce contro l’Uthayan, ma non è stato organizzato ancora nulla. E questo è davvero un peccato!”.

 


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Russia: giornalista muore due mesi dopo l'aggressione subìta
02.07.09 - Vyacheslav Iarochenko, 63 anni, caporedattore del mensile 'Corruption et Crime' è morto nella città di  Rostov (sud-ovest del Paese), due mesi dopo essere stato aggredito, nella notte tra il 29 e il 30 aprile, da sconosciuti che lo avevano più volte colpito alla testa. Dopo avere subìto due operazioni al cervello aveva da poco lasciato l'ospedale per tornare a casa ma improvvisamente le condizioni si sono deteriorate e a niente è servito un nuovo ricovero in ospedale. I suoi colleghi denunciano i tentativi delle autorità di far credere che il giornalista sia caduto dalle scale e di fronte a tale tesi - che non tiene minimamente conto della localizzazione delle ferite sul cranio - hanno deciso di portare avanti una loro investigazione. (fonte: RSF) 

A TEHERAN è IN ATTO UN COLPO DI STATO, IL GOVERNO di AHMADINEJAD è ILLEGITTIMO
02.07.09 - "Le autorità iraniane hanno decretato oggi la chiusura del quotidiano 'Etemad-e-Mell'i (Fiducia Nazionale), organo del candidato riformista Mehdi Karroubi, colpevole di aver definito il governo di Mahmut Ahmadinejad ‘illegittimo' a causa dei brogli elettorali. Contemporaneamente, si apprende che la Milizia Basij avrebbe inviato un esposto alla Procura Generale dove si chiede di perseguire il candidato Hossein Mousavi per ‘disturbo alla sicurezza nazionale' per le proteste e le manifestazioni a cui ha partecipato. Il giornale di Mousavi, 'Kalameh Sabz' (Mondo verde), era già stato chiuso nei giorni scorsi. La persecuzione di candidati alle elezioni parlamentari è un evidente atto eversivo delle regole basilari della Repubblica e manifestano l’intenzione del presidente Ahmadinejad e delle forze militari a lui legate di attuare un colpo di Stato che elimini qualunque forma di opposizione e di dissenso nel Paese, instaurando di fatto un regime dittatoriale che prescinde dalla volontà popolare. E’ un dato di fatto di fronte agli occhi di tutti, di cui la Comunità Internazionale non può non prendere atto. Segnaliamo inoltre la grottesca richiesta del capo della polizia iraniana all’Interpol di emettere un mandato di cattura nei confronti del dottor Arash Hejazi che tentò di soccorrere Neda Agha Soltan, la giovane rimasta uccisa nel corso delle proteste a Teheran. Rilanciamo inoltre l’appello di Human Rights Group riguardo le preoccupanti condizioni di Saeed Hajjarian, giornalista e consigliere di Karroubi, arrestato il 15 giugno scorso e sottoposto a violente pressioni per ottenere da lui una confessione. Hajjarian, che fu responsabile dell’intelligence e primo consigliere del presidente riformista Khatami, è disabile a seguito di un attentato organizzato dalla milizia Basij nel 2000 e necessita di cure mediche. Le torture potrebbero ucciderlo. Negli anni successivi, da giornalista, è stato uno dei principali sostenitori della politica riformista e ha denunciato la lunga serie di delitti che costò la vita a circa un centinaio di intellettuali della cerchia di Khatami. Secondo il capo della Polizia, sono più di mille i cittadini iraniani arrestati nel corso delle manifestazioni. Molti di loro sono attualmente sottoposti a tortura. A rischio soprattutto i giornalisti".

Filippine: ucciso giornalista
02.07.09 - Jonathan Petalvero, 43 anni, presentatore per la stazione radio DXFm «Frenster Radio», è stato ucciso da un killer a volto coperto che gli ha sparato un colpo di pistola alla testa mentre il giornalista stava mangiando in un ristorante. Jonathan Petalvero lavorava anche come consigliere di «baranguay» (quartiere) e intendeva presentare la sua candidatura per consigliere municipale. (fonte: RSF)

Protesta pubblica a Pechino contro la censura su Internet
02.07.09 - Rara protesta pubblica a Pechino contro la censura statale su internet. Oltre 1.000 persone si sono riunite ieri, in una apparente riunione conviviale, aderendo all’invito dell’artista Ai Weiwei che aveva chiesto a tutti di boicottare ieri internet, quale protesta per l’entrata in vigore del controverso nuovo filtro “Green Dam” per i computer. Pechino ha stabilito che i nuovi computer costruiti e venduti nel Paese devono avere installato questo filtro, al dichiarato fine di impedire l’accesso a siti pornografici o scurrili. Ma in Cina e all’estero molti ritengono che si voglia istituire un controllo completo e capillare sulla navigazione degli internauti cinesi e ci sono state diffuse proteste. Proprio il 30 giugno notte, poche ore prima dell’entrata in vigore, la nuova norma è stata rinviata a tempo indefinito. La Camera di commercio Usa in Cina esprime soddisfazione per questa scelta. Anche la Camera di commercio dell’Unione europea aveva sollecitato Pechino a riconsiderare la questione, perché il nuovo filtro “pone problemi significativi in relazione a sicurezza, privacy, sicurezza del sistema e libertà di scelta per l’informazione e l’utilizzo”.  I partecipanti alla protesta di ieri dicono che questa è solo una vittoria temporanea e che ora occorre continuare la battaglia contro la censura di Internet. Esperti notano che, comunque, i computer in vendita non avevano ancora il filtro, poiché la disposizione è entrata in vigore da poche settimane. Per cui la sua immediata applicazione era di fatto impossibile. Poco prima del 20° anniversario del massacro di piazza Tiananmen il 4 giugno, nel Paese sono stati bloccati il popolare sito di discussione Twitter di Google e la sua versione cinese Fanfou, secondo molti per impedire commenti e scambi di informazioni. Nel Paese si stimano esserci 300 milioni di utilizzatori di Internet, più che in ogni altro Stato. Le autorità hanno paura che tramite Internet si propaghino notizie e si formino gruppi d’opinione e intimano ai principali siti mondiali di accettare la loro censura e di fornire i nomi di chi pubblica articoli sgraditi. Molti attivisti per i diritti umani sono stati arrestati per gli articoli messi su Internet. (fonte: AsiaNews)

La Cina rinvia l’adozione su Internet del filtro Green Dam
01.07.09 - Proprio il giorno prima del debutto del nuovo software Green Dam-Youth Escort, che avrebbe dovuto censurare i siti pornografici (ma anche, secondo molti, i portali sgraditi alle autorità cinesi) su tutti i Pc della nazione, il governo di Pechino ha deciso di posticiparne l’adozione obbligatoria. La motivazione ufficiale, riportata dall’agenzia di stampa Xinhua che cita una nota del ministero dell’Industria e della Tecnologia Informatica, risiede nei problemi di installazione del software, che secondo i produttori “richiederebbe maggior tempo”. In realtà, molti osservatori esterni vedono nella decisione governativa un tentativo di placare le incessanti polemiche riguardo al nuovo filtro, accusato da più parti di limitare la libertà di espressione e di informazione dei cittadini. L’entrata in vigore dell’obbligo è stata rinviata a una data imprecisata. (fonte: Bit City)
     
30.06.09 Honduras: in corso un black out totale dell'informazione
30.06.09 Russia caucasica: la libertà di stampa è un miraggio
29.06.09 Scatta la censura per salvare un reporter rapito in Pakistan, il New York Times racconta come è riuscito a "zittire" Wikipedia per il caso di David Rodhe
26.06.09 Gambia: la libertà di stampa resta vigilata tra arresti e rilasci dei giornalisti
26.06.09 Russia: il processo per l’omicidio della giornalista Politkovskaia è da rifare
23.06.09 Iran: censura del web grazie a tecnologia occidentale, l'Italia tra i fornitori
19.06.09 A Roxana Saberi il Premio Ilaria Alpi 2009 per la libertà di stampa
18.06.09 Gambia: il presidente fa arrestare cinque giornalisti
18.06.09 Cuba: fotografa dissidente rischia una condanna per "pericolosità sociale" 
18.06.09 Afghanistan: scarcerati due giornalisti
18.06.09 Alla giornalista iraniana Jila Baniyaghoob il premio per il coraggio nel giornalismo
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ultimi articoli e approfondimenti recensiti

Ex-Jugoslavia: giornalisti e crimini di guerra 
02.07.09 - La notizia che la Procura di Belgrado per i crimini di guerra sta conducendo delle indagini su alcuni giornalisti sospettati di aver incitato alla guerra e di aver diffuso odio con i loro articoli nel 1991, alla vigilia della dissoluzione della Jugoslavia e nel sanguinoso conflitto che ne è velocemente seguito, non ha suscitato particolare interesse in Croazia e tutto si è ridotto ad alcuni commenti giornalistici che fanno notare come anche in Croazia ci siano dei giornalisti che, per fatti risalenti al periodo della guerra del 1991, potrebbero trovarsi al centro di simili indagini. A differenza del Ruanda, dove il Tribunale dell'Aja ha processato anche i giornalisti per istigazione al genocidio e propaganda di guerra, nel caso dei conflitti in ex Jugoslavia non ci sono stati simili processi. Tuttavia, le procure nazionali non si sono affatto occupate di questo problema fino a quando la questione non è stata sollevata in Serbia...

Iran: sul web la scure degli ayatollah, niente YouTube, e Twitter va a rilento
30.06.09 - Chi ha scelto il web per raccontare la repressione e non si è premunito corre il serio rischio di essere individuato. E le testimonianze non si trovano più. Resta in attività la "NedaNet", rete di di hacker per aiutare l'uscita di messaggi dall'Iran in modo sicuro per chi li manda...
IRAN: il black out delle notizie, viaggio impossibile verso le prime pagine

Romania: la de-ideologia
29.06.09 - Una delle firme più rinomate del giornalismo rumeno, Cristian Tudor Popescu, a ruota libera su media, libertà d'espressione e sulle prossime elezioni presidenziali in Romania. "Ogni combinazione è possibile, in un mondo ormai de-ideologizzato"... 

Iran: la rivoluzione corre sul web
19.06.09 - Non sono solo i motociclisti in tuta nera (ronde armate) che piombano come rapaci sui manifestati dell’ Onda Verde, lo strumento di Ahmadinejad per chiudere la bocca a un popolo che chiede libertà e impedire ai giornalisti di documentare questa violenza. Ci sono anche i giovani di regime che lavorano sui computer del centro di propaganda delle Guardie della Rivoluzione e inondano il web di notizie filogovernative, aggrediscono navigatori e blogger dell’opposizione, s’infiltrano nei loro siti...

Intervista alla scrittrice egiziana Ahdaf Soueif, una delle voci letterarie più importanti del mondo arabo 
18.06.09 - Ahdaf Soueif è vincitrice di numerosi riconoscimenti internazionali (fra gli altri il prestigioso Booker Prize for Fiction 1999 per The Map of Love) e commentatrice politica di testate quali ' Washington Post' e 'Guardian'. La schiettezza delle sue opinioni le ha causato nel tempo non pochi problemi, specialmente nel suo paese, l'Egitto, ma dopo aver superato anni di incomprensioni è ormai una delle figure più influenti nel dibattito politico mediorientale. Fondatrice del PalFest, il Festival della Letteratura Palestinese, rassegna culturale itinerante organizzata nei Territori Occupati la cui seconda edizione si è conclusa proprio qualche settimana fa, Ahdaf Soueif si divide oggi fra Londra, sua terra d'adozione, e il Cairo...
 

35 giornalisti e operatori dei media già uccisi nel mondo nel 2009

 

novità in libreria

Africa & media
a cura di Mauro Sarti
prefazione di Romano Prodi
EGA edizioni (€ 14.00)
Il libro nasce da una collaborazione tra il Premio Ilaria Alpi e Information Safety and Freedom

altri libri recensiti

 
Cina, il nostro dossier:
Gli attacchi alla libertà di stampa e di espressione nella repubblica popolare cinese: cronaca di una repressione che non conosce limiti
 
Il prezzo della libertà
Senza libertà di espressione non esiste democrazia. Da questo punto di vista le cose sul pianeta non vanno per nulla bene. Il filmato propone anche il video “Prigionieri in Freedom City”, un documento eccezionale, il diario di un dissidente cinese che filma ciò che vede dalla finestre di una casa dove è agli arresti domiciliari.
 

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Nel suo Rapporto annuale, reso pubblico il 13 febbraio 2008, l'organizzazione denuncia l´impotenza, la viltà e la doppiezza dei «difensori ufficiali» della libertà di espressione

 



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le nostre ultime pubblicazioni

Doppi giochi
Pechino 2008. le altre olimpiadi. contro la censura. per i diritti umani

di Roberto Reale
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Sotto pressione
Il giornalismo in Colombia prigioniero di guerriglia, narcotraffico, paramilitari e governo

a cura di Stefano Neri e Martin E. Iglesias
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L'ultima primavera
La lotta per la libertà d'informazione in Iran
a cura di Ahmad Rafat
pagg. 160
Polistampa Editore (2006)
intervista all'autore


 

per non dimenticare

Zakia Zaki
Grazie all’associazione AINA, un documentario, che presenta il talento e il coraggio della giornalista afghana Zakia Zaki, è disponibile su You Tube. La Zaki da sei anni dirigeva la radio privata locale 'Radio Pace'. E' stata uccisa nella sua abitazione il 6 giugno 2007.
Anna Politkovskaya
Ricordo della giornalista russa uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006.
Hrant Dink
Ricordo del giornalista di origine armena, direttore del settimanale ‘Agos’. Proprio davanti alla porta del giornale, nel quartiere  Sisli di Istanbul, Dink viene assassinato il 19 gennaio 2007.

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